Il bisogno delle fiabe: una chiacchierata con la psicologa

Per i bambini le fiabe sono un bisogno? 

A questa e ad altre domande mi ha risposto la dott.ssa Veronica Amerighi. Lei è una di quelle psicologhe che adori fin dal primo istante che le conosci: occhi che ti ascoltano, tono mite della voce e manifesta passione per il proprio lavoro.
ascoltare le favole fa bene

Sono stata contenta di conoscerla ed ancor più di partecipare ad un incontro da lei tenuto su un tema a me così caro: “I bambini hanno bisogno delle fiabe”.

Dall'incontro formativo è scaturita questa chiacchierata che oggi ho il piacere di condividere con voi.  

Ketty: Grazie, dottoressa, per aver accettato di rispondere alle domande di una mamma “curiosona”. La prima domanda è inerente al titolo dell’incontro. Siamo abituati a pensare che la fiaba per i bambini sia soprattutto un diletto. Come mai lei lo definisce un “bisogno?

Veronica: Ho usato di proposito un termine “Bisogno” connotato di intensità e quasi di necessità perché spesso è una parola usata per indicare la cura fisiologica di un bambino (bisogno di dormire, di mangiare, di avere le cure sanitarie, ecc…) e non è invece usata per indicare l’aspetto affettivo e di gioco di un bambino. Quindi, in modo da sollecitare un po’ l’interesse da parte degli adulti per la cura emotiva e affettiva del bambino, ho pensato di riassumere nella frase “i bambini hanno bisogno delle fiabe”, un concetto ben più complesso che riguarda sia l’importanza del racconto e della lettura al bambino da parte del genitore, sia la rilevanza degli aspetti emotivi e psicologici sollecitati nel bambino e fondamentali per una crescita armonica. Ascoltare è di grande conforto e consolazione per i bambini.

K.: Che benefici dona il momento della fiaba al rapporto fra genitori e figli?
V.: Sono tanti gli aspetti positivi. Intanto il momento della fiaba potrebbe diventare una piacevole abitudine che scandisce il ritmo della giornata o trasformarsi in una routine (fase dell’addormentamento per esempio). A livello psicologico le buone abitudini sono uno spazio emotivo rassicurante e contenitivo per i bambini. La voce e la presenza del genitore è molto importante e attraverso la fiaba si crea un rapporto intimo e di vicinanza reciproca che sostiene e rafforza il legame genitore-figlio.


Le fiabe aiutano il bambino a prendere contatto con le proprie emozioni, attraverso l’ascolto del racconto e attraverso i processi di immaginazione, identificazione e proiezione dei personaggi il bambino esprime il suo Sé (Esempio: Il bambino si identifica con l’eroe o con il lupo, si rappresenta nelle sue caratteristiche nel gioco delle rappresentazioni esprimendo i vissuti emotivi che sente).
La fiaba esplora tante emozioni, il coraggio, la paura, l’amore, la gelosia, la generosità, la pigrizia, ecc…
La fiaba proprio per le sue caratteristiche non chiede di fare, di essere, di agire, di capire, ma semplicemente di ascoltare e lasciarsi andare alle immagini che il racconto narrato evoca..
La fiaba aiuta il bambino a farsi un’idea sul mondo, su come vanno le cose ed inoltre il racconto della fiaba permette di fare “ordine” perché i personaggi ed i ruoli sono chiari e definiti e la struttura presenta delle caratteristiche ricorrenti che trasmettono rassicurazione, alla fine di tutte le fiabe la famosa frase e “vissero felici e contenti…” fa star bene chi ascolta, e così deve essere!

K.: Qual è il canale più efficace per proporre una fiaba ai bambini? Il racconto, la lettura di un libro o un film?
V.:Per le fiabe a mio avviso il canale da privilegiare è il racconto orale perché da parte di chi racconta una fiaba c’è tutta una partecipazione ed un coinvolgimento emotivo maggiore e tale intensità e “presenza” è molto importante e arriva all'ascoltatore.
Sconsiglio l’ascolto della fiaba dalla televisione, è un canale freddo e distanziante. 
La voce del genitore vince su tutte, anche se uno non è un grande oratore o narratore o crede di avere una voce sgraziata, ecc.. il bambino sceglie sempre la voce del genitore!

K.: Esistono le fiabe classiche e le fiabe degli autori contemporanei o addirittura le fiabe classiche rivisitate in chiave moderna. Secondo lei c’è un genere da preferire?
Le fiabe classiche hanno origine nei racconti orali e nelle tradizioni dei popoli. Diciamo che le fiabe classiche usano un linguaggio universale che appartiene a tutti ed esplorano tante tematiche, tutte attuali. A me piacciono molto e le consiglio. I personaggi sono chiari e la storia ha una trama che ci conduce attraverso i processi trasformativi e di cambiamento..
La letteratura per l’infanzia è molto variegata e ci sono dei racconti veramente belli ed interessanti. Una differenza che ho notato, senza voler generalizzare, è che oggi si tende a scrivere con chiarezza ed il contenuto è spesso immediato e subito accessibile al lettore, si è perso un po’ il valore della metafora e del linguaggio simbolico che caratterizzava la fiaba. Nelle fiabe classiche è normale non comprendere qualcosa (bisogna appunto riascoltarla più volte una fiaba per mettere in luce i vari aspetti) e se qualcosa, qualcuno o qualche parte resta in ombra ha un suo significato e sarà necessario aspettare il tempo giusto per comprenderlo. Il valore dell’attesa è un concetto molto importante da trasmettere ai bambini. Soprattutto nei nostri tempi dove la società è orientata verso un ritmo molto accelerato e frenetico, il tempo sembra in corsa, si rischia di diventare passivi e lasciarsi trasportare da un ritmo esterno immediato e molto veloce. Un bambino ha bisogno di altri ritmi e per quanto possibile deve essere protetto. Il mondo immaginario della fiaba ci ricorda un buon ritmo interno. Non intendo con questo che sia una soluzione curativa, ma sono certa che ascoltare una fiaba è proprio uno spazio (fisico ed emotivo) ed un tempo “buono” e sano  da ritagliarsi durante la giornata.

K.: A volte noi mamme, soprattutto se i bimbi sono piccoli, per una sorta d’istinto di protezione, tendiamo a celare i dettagli più spaventosi delle storie o ad addolcire i personaggi più crudeli. Cosa pensa di questo approccio?
V.: Non bisogna aver paura che alcuni personaggi o parti della fiaba siano troppo cruenti per i bambini, certamente bisogna fare attenzione all’età del bambino, soprattutto prima dei tre anni scegliere quale fiabe raccontare. Spesso può succedere che sia il bambino a richiedere sempre la stessa fiaba. È importante assecondarlo perché probabilmente proprio quella fiaba gli permette di ascoltare e riascoltare una parte di sé emotiva che trova senso e significato dentro quella storia o in un personaggio o l’altro. Sono passaggi di crescita.


K.: Ci sono dei racconti/letture consigliati per le varie fasce d’età? Che approccio ha alla fiaba un bimbo di due anni rispetto ad uno di sei?
V.: Fino a due anni i bambini hanno piacere nell'ascoltare la voce, direi di non raccontare proprio le fiabe ma piccole storie in rima, filastrocche, poesie, tiritere, ninna nanne. Non dobbiamo appesantirli troppo con dei contenuti profondi presenti nelle tematiche di tante fiabe, sarebbe troppo per il loro “Io” ancora sensibilità.  Per dire qualche titolo “La pappa dolce” , "Il principe ranocchio", "Il lupo ed i sette capretti, ecc…
Intorno ai 2-3 anni fiabe classiche e sta un po’ alla sensibilità del genitore trovare qualche storia indicata per il suo bambino, per il suo carattere o tutte stando attendi alla sensibilità di ogni bambino: Pollicino, Hansel e Gretel, Biancaneve e Rosarossa, Cappuccetto rosso, La bella addormentata, I musicanti di brema, Il brutto anattrocolo, ecc…
Intendo la raccolta dei fratelli Grimm, Andersen, Perrault, come indicazione generale.
Dai 3-4 anni direi si possono proporre racconti più articolati.
Intorno ai 5/6 di solito piaccioni tanto "I tre porcellini" e "Riccioli d’oro ed i tre orsi" per la tematica del portare a termine un compito e la fatica che può richiedere (la volontà e la pigrizia). 

K.: Molti autori focalizzano la trama sull’elemento della “trasformazione”, per es. è questa la peculiarità della favola “Il principe ranocchio”. Che valore assumono questi racconti per un bambino?
V.: La trasformazione è un concetto psicologico molto importante. L’immaginario è come un laboratorio dove si sperimentano varie combinazioni. Nell'immaginario tutto è possibile e avere un pensiero dinamico attiva le capacità trasformative e riparative che sono funzioni di cura.
Il principe ranocchio ne è un esempio: l’immagine di sé, il senso di identità, il rispecchiamento da parte degli altri, l’accoglienza, ecc…

K.: Dottoressa, lei, oltre che esperta in materia  è anche mamma. Da mamma ha scoperto qualcosa in più sul potere delle fiabe rispetto a quanto appreso nell'esercizio della sua professione? 
V.: A casa ci si scorda per fortuna tutte le conoscenze teoriche e tecniche e sono una mamma come tutte…. Rispetto alle fiabe devo dire che è un piacere anche per me raccontare ed ascoltare i racconti. Ho sperimentato quanto il potere della fantasia affascina e coinvolge i bambini. Mio figlio ascolta le fiabe, ma la sua “specialità” è rappresentarle, nel senso che gli piace tanto mentre gioca mettere in scena la storia tipo regista, creando e rappresentando la storia, assegna i personaggi a tutti e fa pure il copione! Non so se le fiabe hanno attivato in lui questa creatività, ma da loro prende tanti spunti.
Infine nella mia esperienza la sera è proprio una piacevole abitudine per noi prima di addormentarsi ascoltare e leggere un libro, spero di aver lasciato un seme, spero che si trasformerà in qualcosa di buono, oppure starà lì silente attendendo il suo tempo per maturare…
K.: Grazie mille, Veronica, per questa bella chiacchierata!
....
Quanti spunti di riflessione, vero? 
Che ne pensate?

Ketty
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4 commenti

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Mamma Gioca
admin
1 giugno 2015 10:39 ×

Bellissima intervista! Io sono una fanatica delle fiabe classiche, le trovo sempre attuali e in grado di offrire spunti di riflessione sempre validi e di essere un supporto all'educazione dei bambini. Io faccio spesso riferimento a quanto accede nelle fiabe per correggere un comportamento: hai visto che succede ai porcellini fannulloni se non fanno il loro dovere? E la cicala e la formica? E cappuccetto rosso, che disubbidisce e finisce nella pancia del lupo? E quel bugiardo di Pinocchio, che tanto somiglia ad una gemellina che comincia con le prime bugie? Le mie bimbe non si spaventano per gli elementi cruenti, ma neppure ci si soffermano troppo, a loro ciò che importa è altro. E ora poter leggere una storia in due (a pagine alterne) con la mia piccola-grande di 6 anni è un momento solo nostro tenerissimo.... Tra le favole moderne ci piace molto Topo Tip, anche se a volte ne improvviso una mia versione rivisitata e corretta.
Grazie dunque ad intervistata ed intervistatrice!
Buona giornata.
Esther

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1 giugno 2015 10:46 ×

Grazie a te, Esther, per averci raccontato la tua esperienza! Sono d'accordo con te. Attraverso la mediazione delle fiabe possiamo più facilmente educare i nostri bambini e anche brontolarli dolcemente!
Felice giornata.
Ketty

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2 giugno 2015 15:59 ×

E' bello leggere insieme ai bimbi. Dalle fiabe impariamo sempre qualcosa e trascorriamo momenti preziosi con i nostri figli. Sono una risorsa incredibile, nei momenti difficili poi possono davvero fare la differenza.
Un abbraccio

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Mamma Style
admin
22 giugno 2015 18:50 ×

Bellissima intervista! Complimenti alla blogger e alla Dottoressa per aver affrontato un tema davvero molto interessante.

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