Delusione di mamma


post di Ketty


Qualche giorno fa, mia figlia di otto anni, dopo un anno e mezzo, mi ha annunciato con convinzione che non vuole più continuare a studiare musica e violino perché “non le piace più”.

Reagendo a caldo, sono rimasta per ore ammutolita da amara delusione. 
Quanto mi piace ammirarla mentre suona, col suo portamento elegante. Quanto sono felice nell'ascoltare quei suoni, a volte dolci, a volte striduli, prodotti dalle sue manine rosa. Se il violino mi piace, suonato da lei lo adoro. Sono triste, mi dicono che sia talentuosa e andrebbe coltivata. 
Probabilmente la mia delusione deriva dal rimpianto personale di non essermi cimentata con uno strumento musicale da ragazzina. Forse, quando due anni fa le ho chiesto se volesse suonare uno strumento, ho riversato in lei le mie aspirazioni frustrate.

Qualunque sia il motivo del mio malessere, razionalmente mi rendo conto che è giusto lasciare un figlio libero di scegliere la strada della propria felicità.

Se mia figlia non è contenta di suonare, che non lo faccia. Il dono più grande che posso farle, è la libertà di esprimersi nella forma d'arte o sport che preferisce o, addirittura, nella forma di "dolce far niente" che più gradisce (impegno scolastico a parte, sul quale sono rigorosa). È difficile accettare questa decisione della mia bambina ma questo è un mio problema. Le ho risposto solo "Mi dispiace, ti ci vedevo bene ma non posso obbligarti".
E così, per un pomeriggio, mi sono ritrovata a guardare furtivamente le sue foto, i video, il suo quaderno di musica, con una lacrimuccia che quasi faceva capolino e, nello stesso tempo, a nascondermi per non mostrarmi così delusa, perché non voglio assolutamente che sia influenzata dai miei sentimenti.

A distanza di qualche giorno, dopo averne parlato con mio marito, sto riflettendo sulla faccenda da un’altra prospettiva e sono giunta a qualche conclusione.

1. La domanda da porsi è: perché non vuole più? È stanca? Non si diverte più? Soffre di ansia da prestazione per il saggio? Quel che mi rende perplessa è che per un verso afferma di non voler più studiare musica e, per altro verso, noto che prova piacere a rileggere gli spartiti, ascoltare i cd delle lezioni, guardare video dei suoi violinisti preferiti.

2. Se è vero che a otto anni un bambino ha già sviluppato dei gusti personali precisi, non è detto che sia consapevole della portata delle proprie passioni e del proprio potenziale.

3. Per quanto sia corretto ascoltare e assecondare i bisogni dei figli, è anche vero che non possiamo permettere loro di mollare alla prima crisi
Tutti abbiamo delle crisi di motivazione in ogni settore della nostra vita. Cosa accadrebbe se ci arrendessimo subito, in preda a stanchezze e ostacoli? 
Non mi sembra educativo consentirle di abbandonare un percorso bello e che, al momento, non è neppure così impegnativo (frequenta scuola di musica solo una volta a settimana).

In definitiva, penso che mia figlia debba essere incoraggiata a continuare. D’altro canto, non sarò io a farlo in prima persona. 

Ho il vago timore che Saretta abbia percepito quanto io tenga alle sue lezioni di musica e di averla appesantita con la mia carica emotiva. Sbagliatissimo da parte mia. Quanto possiamo negativamente condizionare i nostri bambini con le nostre aspettative!
Quindi io ora tacerò e mi metterò da parte. 
Adesso entrano in scena le altre figure importanti della sua vita, da me "gentilmente indotte” a riprendere l’argomento con lei.
Quale sarà l'epilogo di questa storia? Vi aggiorno.

E a voi sono mai capitate situazioni del genere?


Ketty


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